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64° CONGRESSO INGEGNERI: un’occasione di vacanza e relax
Traggo spunto dall’editoriale di Gianni Massa su “Il giornale dell’Ingegnere” n. 7 (CLICCA QUI per leggere l’articolo), messo in scena anche durante i lavori congressuali, per fare alcune riflessioni.
Il nostro Vicepresidente nazionale commenta il titolo del congresso “Oltre” attraverso l’allegoria di una nave ed indica che la nostra categoria deve decidere, attraverso i lavori congressuali, che rotta intraprendere. Rimanere sotto costa, protetti, oppure affrontare la tempesta?
L’allegoria della nave fornisce molti spunti di riflessione.
Oggi, la nave (la categoria degli ingegneri) ha un Capitano (il CNI) che decide dove andare. L’equipaggio (i consiglieri provinciali) deve eseguire gli ordini del Capitano, senza obiezioni e senza fare domande.
Ed in effetti è così che funziona ora. Un esempio tra tanti: la richiesta dell’assemblea dei Presidenti di svolgere il congresso ogni 2 anni è stata ignorata dal CNI.
Analogamente le molteplici richieste della Consulta Regionale degli Ordini degli Ingeneri Lombardi (CROIL) al Consiglio Nazionale non hanno avuto alcun seguito: la richiesta di impegno per un intervento urgente rispetto al DM sblocca cantieri, di revisione del Regolamento della formazione, di costituzione di un Gruppo di lavoro sulla Fondazione della Rete delle Professioni Tecniche, di presentazione dei Bilanci Consuntivi sia del CNI che della Fondazione, di resoconto degli obiettivi perseguiti previsti nel documento politico di OfficinaCNI, di organizzazione dei congressi fatta in collaborazione tra CNI ed Assemblea dei Presidenti.
Il Capitano, arroccato sulla tolda di comando, racconta all’equipaggio delle sue prodezze, ma nessun risultato concreto le conferma. Anzi l’Ing Bruno Finzi, Presidente dell’Ordine di Milano, sostiene l’esatto contrario. In un’intervista (CLICCA QUI per leggerla) dichiara che “gli ingegneri sono sempre meno presi in considerazione e la portata delle proposte tecniche portate all’attenzione del Governo è notevolmente calato”.
Il nostro Vicepresidente scrive “il congresso è una grande opportunità per chi vuole coglierla. Può essere vacanza e relax. Può essere momento di ordinaria amministrazione. Può essere l’officina del porto in cui mettere a punto e migliorare le prestazioni della nave che già sta navigando in mare aperto.”
Ma nell’officina del porto pare non esserci nessuno: gli ingegneri sono intenti a lavorare tra mille difficoltà, con responsabilità enormi, con scarse soddisfazioni professionali e, men che meno, economiche, nel tentativo - vano - di portare a casa la pagnotta. Molti giovani ingegneri dopo qualche anno di libera professione fanno marcia indietro e nella migliore delle ipotesi diventano dipendenti, nella peggiore si dedicano ad altre attività che nulla hanno a che fare con la professione.
La verità è che la nostra categoria sta andando alla deriva perché i nostri più illustri rappresentati raccontano che “abbiamo le capacità di elaborare una visione per il futuro del Paese”, ma non sono capaci di vedere oltre le occasioni di vacanza e relax che si creano sfruttando la posizione che occupano: congresso, festa sulla neve, campionato di calcio, interventi di rappresentanza …
In effetti la sede dei lavori congressuali è perfettamente in linea con l’idea che il congresso sia l’occasione di vacanza e relax: il Resort Valle dell’Erica a Santa Teresa di Gallura (CLICCA QUI per vedere dove si è tenuto il congresso).
Anche l’organizzazione del congresso rispecchia esattamente il concetto di vacanza e relax: il programma dei lavori è stato reso noto solo pochi giorni prima del congresso. Al contrario gli eventi sportivi (calcio, calcio a 8, vela, tennis, corsa campestre) e il programma sociale sono stati organizzati con grande attenzione e resi noti con il preavviso necessario a stimolare le iscrizioni.
E perché non dispensare anche qualche CFP ai partecipanti? Parallelamente ai lavori congressuali si sono svolti Workshop senza formali verifiche dell’effettiva partecipazione degli iscritti ai quali sono stati comunque assegnati i Crediti Formativi. È chiaro inoltre che chi ha partecipato agli incontri formativi, peraltro molto interessanti, non ha evidentemente potuto partecipare ai lavori congressuali.
Cari Colleghi, i lavori si sono conclusi oltre un mese fa, ma gli atti del congresso, contrariamente a quanto previsto dal regolamento, non sono stati caricati sul sito. Inoltre della mozione approvata (ovvero dell'elenco dei temi che CNI e Ordini territoriali si impegnano a promuovere ed attuare con specifiche iniziative nell'anno a seguire) non c’è traccia alcuna. E, a dire il vero, non c’è traccia neppure della mozione approvata l’anno scorso.
Ad ogni modo il nostro Capitano CNI ha deciso che è necessario rendere più attrattiva l’iscrizione all’Ordine ai circa 20.000 ingegneri che non hanno l’obbligo di iscrizione ed a tal fine ha invitato gli Ordini “equipaggio” a erogare servizi utili agli ingegneri che esercitano attività per le quali non è richiesta l’iscrizione all’Ordine professionale.
“Avanti tutta, questa è la direzione, questa è la decisione” che il nostro Capitano ha indicato di intraprendere, utilizzando le energie (fondi e tempo) dell’equipaggio, ma senza impartire istruzioni operative.
La finalità appare chiara: più iscritti ci saranno, più saranno i soldi da gestire, con il che le occasioni di relax e vacanza per il Capitano CNI e per chi sosterrà la sua ricandidatura non potranno che aumentare.
Mi pare doveroso evidenziare che l’Ordine è un Ente Pubblico non economico istituito per garantire il corretto esercizio della professione e la tutela della collettività: l’Ordine deve assolvere ad obblighi ben precisi e vigilare sull’operato degli iscritti che esercitano attività riservate per le quali vige l’obbligo dell’iscrizione all’Albo professionale. L’Ordine deve curare la tenuta dell’albo e controllare il possesso e la permanenza dei requisiti di iscrizione in capo a coloro che sono già iscritti o che aspirino ad iscriversi. Non rientra tra gli obblighi dell’Ordine la predisposizione di servizi utili da somministrare a di chi non ha l’obbligo di iscrizione all’Albo professionale, unicamente per incentivarne l’iscrizione.
Il Capitano dovrebbe innanzitutto sollecitare il suo equipaggio a dedicare risorse per assolvere ai doveri primari degli Ordini, a tutela dei colleghi diligenti e della collettività. Però se venissero effettivamente controllati i requisiti (PEC e firma digitale, CFP, assicurazione professionale) che consentono agli iscritti di esercitare la libera professione, probabilmente troppi sarebbero i colleghi che dovrebbero essere cancellati dall'Albo ed è evidente che meno iscritti corrispondono a meno quote annuali versate e a meno risorse economiche da gestire, anche a livello nazionale (...25€ della quota che ciascuno iscritto versa ogni anno al proprio Ordine sono destinati al CNI).
D'altra parte, per inciso, l’Ordine non può utilizzare le risorse acquisite attraverso il versamento dei contributi dagli associati per finalità diverse da quelle istituzionali, come confermato recentemente dalla giurisprudenza (sentenza dalla Corte dei Conti n. 366/2016, ad esempio). Quindi l’Ordine non potrebbe neppure finanziare i lavori congressuali ...a maggior ragione se lo scopo è vacanza e relax!
Questo tuttavia per il nostro Capitano è un aspetto assolutamente secondario … perché saranno eventualmente i Consiglieri provinciali a rispondere di danno erariale per utilizzo scorretto di beni pubblici.
CONCLUSIONE
“La libera professione è destinata a morire, qualcuno dice che è già morta”, ha affermato il Consigliere Nazionale Remo Giulio Vaudano (CLICCA QUI per vedere il video dell’intervista).
La nave sta affondando, ma il Capitano si guarda bene dal dirlo perché non vuole abbandonare la tolda di comando almeno fino a che non trova un’altra nave, ad esempio Inarcassa, su cui salpare per salvarsi.
Equipaggio, abbandona la nave! Non versare più la quota di competenza del CNI: 25€/iscritto per un capitale di oltre 9 milioni di euro che il Capitano usa senza neppure dire in dettaglio in che modo! I bilanci, a fronte delle cifre gestite, sono del tutto generici.
Di questa nave non c’è nulla da salvare, la situazione è drammatica.
Per avere una speranza di futuro noi ingegneri dobbiamo impegnarci a costruire una nuova nave, a tracciare nuove rotte, a rimettere al centro il lavoro, dedicando le nostre energie all’impegno professionale.
Si potrebbe fare ad esempio attraverso la creazione di un sindacato degli ingegneri perché l’Ordine, vale la pena ripeterlo, non può utilizzare le risorse acquisite attraverso il versamento dei contributi dagli associati per finalità diverse da quelle istituzionali, che sono quelle e solo quelle indicate dalla norma e sopra sintetizzate.
L’obiettivo è certamente ambizioso, ma sono convinta che portando con rigore gli iscritti a riconoscersi nell’operato di un sindacato si potrà formare una categoria coesa ed interessata a partecipare alla creazione di un futuro migliore attraverso la difesa di valori comuni e condivisi.
Se condividi la necessità di un cambio di rotta dammi un cenno, per organizzarci in vista delle prossime elezioni.
“La prima condizione per salvarsi da un naufragio, non è saper nuotare, ma volersi salvare.” (Mheathcliff, Twitter)
Cristina Ing. Marsetti
(c.marsetti@allins.it)